La storia del bagno
Dai primitivi WC di creta all'arte dei designer
È la zona più intima della casa, la più privata, dove dedicarsi alla cura di sè stessi in relax e solitudine. Una stanza tutta per sè, almeno per qualche momento. Ma da dove viene il bagno?
Le prime tracce di fognature risalgono al 3000 a.C. e sono state scoperte tra India e Pakistan. Per arrivare a qualcosa che ricordi un bagno odierno, bisognerà aspettare fino al 2000 a.C., durante il regno di Minosse nell’Isola di Creta: qui una struttura costruita in ceramica e legno, con un canale d’acqua corrente sotterranea che scorreva verso il fiume, può considerarsi a tutti gli effetti l’antenato dei nostri sanitari. Durante i corsi e ricorsi della storia del bagno, ci sono stati passi avanti e bruschi arresti nell’evoluzione dei sistemi, con un periodo particolarmente buio vissuto durante il Medioevo, quando l’utilizzo dei vasi da notte era il maggior grado di civiltà disponibile.
Verso la fine del XVIII secolo in Europa il bagno era considerato curativo, anche perchè veniva praticato con acqua gelida e non risultava particolarmente piacevole. In questo periodo tornarono a fiorire i servizi igienici, sia pubblici che privati, e durante la rivoluzione industriale era convinzione comune la necessità di un sistema fognario e idrico capillare per il benessere di tutti. La svolta epocale avviene con il primo water closet: un gabinetto con serbatoio ad acqua inventato nel 1596 da John Harrington, figlioccio della regina Elisabetta I d’Inghilterra.
Ci vorranno ancora due secoli, però, prima di arrivare a produzioni su larga scala. Nel frattempo in molti Paesi si andava diffondendo l’utilizzo della turca, in pratica un buco con scarico diretto nella rete fognaria, che però contribuì notevolmente a migliorare le condizioni igienico-sanitarie. Qualche data: nel 1739 a Parigi vengono separati i gabinetti per donne e uomini, mentre risalgono al 1824 quelli pubblici. Anche il bidet è di origine francese: installato nel 1710 negli appartamenti del re di Francia dal suo inventore, Christophe Des Rosiers. Nel 1890, in America, grazie alla Scott Paper Company fa la sua comparsa la carta igienica in rotoli.
È però nel XX secolo e in particolare nel Secondo dopoguerra che la sala da bagno fa il suo salto di qualità e non è più considerato il luogo emarginato della casa – o addirittura fuori casa, come le toilette di ringhiera – grazie all’avvento di architetti, designer e aziende che danno al bagno pari dignità degli altri locali domestici. Giò Ponti, nel 1953, per Ideal Standard, progetta la linea di sanitari “P”, frutto di un accurato studio tra forma e funzione. Ed è il primo esempio di un genio del design che si dedica a lavabi, WC e bidet. Nel 1957, per Manifattura delle Ceramiche Pozzi, sempre Giò Ponti disegna i sanitari in resina poliestere Resgavit, primo passo verso l’utilizzazione di nuovi materiali che possano sostituire la ceramica: arriveranno poi legno trattato, acciaio e vetroresina. Quindi, anche gli stiliti di moda, Gianni Versace su tutti, cominciano a proporre piastrelle da bagno con un alto contenuto creativo, al limite dell’arte.
Negli anni ’70 in Germania è il gruppo Duravit che si mette in evidenza con prodotti e linee all’avanguardia nel settore dell’arredobagno, chiedendo ad un giovane designer francese, Philippe Starck, di dar libero sfogo alla sua fantasia al servizio di lavandini, wc, bidet, vasche e docce.
Oggi il Duravit Design Center di Hornberg, nella Foresta Nera, disegnato dallo stesso Starck, offre nel suo museo-esposizione un affascinante viaggio di due secoli nell’evo- luzione della sala da bagno. E nella “Hall of Fame” trovano spazio le creazioni delle prestigiose firme che hanno disegnato bagni e arredi per il gruppo tedesco: EOOS, Norman Foster, Frank Huster, Massimo Iosa Ghini, Michael Graves, James Irvine, Phoenix Design, Jochen Schmiddem, Sieger Design, oltre a naturalmente Philippe Starck.



